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Alfredo Morosetti Giovanna e l'ermellino - Racconto Abitava in un cascinotto mezzo diroccato a una decina di chilometri dalla città. Veniva però abbastanza spesso in paese su di una bicicletta scassata, quasi sempre seguita da un paio di cagnazzi di razza indefinita e dalle forme scombinate. Quando passava per la piazza del borgo, c’era sempre chi, fra i rampanti stravaccati sulla veranda del bar, la seguiva con lo sguardo beffardo, ma non implacabilmente ostile ad un eventuale compromesso – era troppo bella e fiera per potersi permettere un’intransigenza di principio. E lei ricambiava con lampi d’odio che le uscivano dagli occhi viola e che incenerivano il morbido dei suoi fianchi e il dolce che sarebbe stato accarezzare i suoi seni. Una volta aveva urtato e graffiato, col freno della bici, il parafango della X5 del figlio del chirurgo primario dell’ospedale, il sogno ad occhi aperti di tutte le aspiranti veline, il principe e il maestro incontestato del banchetto della gioventù. Leggi tutto
L’intervista a Ayn Rand di Alvin Toffler – l’autore di Future Shock - apparve sul numero del Marzo 1964 di “Playboy”. Nel 2004 (Novembre-Dicembre) fu pubblicata in italiano, tradotta da Sarah Del Meglio, su “Ideazione”, la rivista fondata da Domenico Minniti nel 1994. Ayn
Rand, i suoi saggi e romanzi, soprattutto il suo controverso
best seller La rivolta di Atlante, presentano una visione del
mondo attentamente strutturata e di grande coerenza interna.
Costituiscono, in effetti, l’espressione di un sistema
filosofico onnicomprensivo.
Qual è lo scopo di questa sua nuova filosofia?
Graziano Versace, Ladri di locandine, Cinisello Balsamo, Edizioni San Paolo, 2009 Se sapessi cos’è un libro per ragazzi, direi che questo di Graziano Versace, Ladri di locandine, Cinisello Balsamo, Edizioni San Paolo, 2009, € 14, è un bellissimo libro per ragazzi, ma siccome non lo so, e non so nemmeno se sono libri per ragazzi Le avventure di Tom Sawyer o L’isola del tesoro, diciamo che questo romanzo d’esordio di uno scrittore che vive in Sicila ma è nato in Australia, è semplicemente un bel racconto, scarno e pulito. E’ la storia dell’amicizia tra due ragazzini che vivono nella Calabria degli anni settanta, amicizia cementata dall’unica passione che possono avere: quella per il cinema, per Bud Spencer e Terence Hill, che li spinge a un gioco innocuo ed esaltante, cercare di rubare le locandine dei film in proiezione, sotto lo sguardo arcigno del proprietario della sola e semideserta sala cinematografica del paese. Detto così, non è molto e ricorda le atmosfere di Nuovo Cinema Paradiso. Ma il bello dei romanzi veri (basta pensare ai due massimi capolavori dell’ottocento, Madame Bovary e Anna Karenina, due banalissime storie di adulterio) è che si viene trascinati dentro un mondo, e non che si viene tramortiti da trame complicate e sensazioni tanto forti quanto virtuali . I due ragazzini, Cesco e Daniele, provengono da due famiglie molto diverse, e il secondo si porta addosso la diffidenza del paese per il coinvolgimento del padre in una faida sanguinosa, che alla fine lo costringerà ad andarsene. Il romanzo non è imperniato su una (ormai) stucchevole vicenda di ammazzatine e sgherri, condita magari in salsa pulp, al contrario, disegna in controluce il rapporto difficile ma sincero, tra due adolescenti, dando al sentimento dell’amicizia e della fedeltà tra i due amici, tutti i connotati epici e commoventi che ci ricordano un altro piccolo capolavoro del genere: I ragazzi della via Pal. La complicità, sempre trattenuta sul filo di un istintivo senso del bene e del male, che si instaura tra loro a causa di quei poveri furti, se poi sono furti, è una splendida metafora di ciò che può unire due uomini, piccole cose, piccole e segrete avventure che fanno loro scoprire l’antico dono dell’amicizia, più ricco e duraturo di tante e deliranti passioni d’amore. Scritto in modo veloce e sicuro, il racconto è tutto costruito sul dialogo, nel quale i due ragazzini lasciano affiorare sentimenti, stupori e improvvise serietà, che in questa società caotica, dove il lupanare sembra essere diventato l’unico modello proponibile, possono ancora ricordare, non i valori, che non si sa bene cosa siano, ma la naturale umanità che ci dovrebbe o potrebbe accompagnare nel corso della vita. Bruno Nacci
FEDERICO M. GIULIANI, TURPE DIVA, Cagliari, 2009
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